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Verso la programmazione europea 2028-2034.

Verso la programmazione europea 2028-2034.

Quale ruolo per i territori e i Comuni della Sardegna.

La proposta della Commissione europea apre il negoziato sul nuovo bilancio dell’Unione. Al centro del confronto il futuro della politica di coesione, il ruolo delle Regioni e la partecipazione degli enti locali.

La Commissione europea ha presentato nel luglio 2025 la proposta per il nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, lo strumento attraverso il quale l’Unione europea definisce le proprie priorità politiche e stabilisce la distribuzione delle risorse per il successivo ciclo di programmazione.

La proposta nasce in un contesto profondamente diverso rispetto a quello nel quale era stato costruito il bilancio europeo 2021-2027. Transizione energetica e digitale, competitività internazionale, sicurezza, difesa, cambiamenti climatici e capacità di risposta alle crisi rappresentano oggi alcune delle principali sfide alle quali l’Europa è chiamata a rispondere.

Per il settennio 2028-2034 la Commissione propone un bilancio complessivo pari a 1.984,8 miliardi di euro a prezzi correnti, corrispondente all’1,26% del Reddito nazionale lordo dell’Unione europea. Da questa cifra devono tuttavia essere sottratti circa 168 miliardi destinati al rimborso del debito contratto per finanziare NextGenerationEU.

Al netto di tale quota, il nuovo Quadro finanziario corrisponderebbe all’1,15% del Reddito nazionale lordo europeo. Rispetto al ciclo 2021-2027, l’incremento reale sarebbe quindi molto contenuto, pari a circa lo 0,02%. Nella sostanza, a fronte di un ampliamento delle priorità e delle funzioni attribuite all’Unione, le risorse complessivamente disponibili non registrerebbero una crescita altrettanto significativa.

Le priorità del nuovo bilancio europeo

La proposta della Commissione individua sei priorità strategiche:

  • investire nelle persone, negli Stati membri e nelle regioni;
  • promuovere la prosperità attraverso la competitività, la ricerca e l’innovazione;
  • proteggere l’Europa;
  • promuovere l’istruzione, i diritti sociali e la democrazia;
  • proteggere le persone e rafforzare la preparazione e la resilienza;
  • costruire partenariati per un’Europa più forte nel mondo.

Il nuovo bilancio sarebbe articolato in quattro grandi rubriche:

  • coesione, agricoltura, prosperità rurale e sicurezza;
  • competitività e innovazione;
  • Europa globale;
  • costi dell’amministrazione europea.

La riduzione del numero delle rubriche e la concentrazione delle risorse in grandi pilastri strategici rispondono all’obiettivo dichiarato di semplificare l’architettura finanziaria europea, superare l’attuale frammentazione dei programmi e consentire una maggiore flessibilità nell’impiego delle risorse.

Questa nuova impostazione solleva, tuttavia, alcuni interrogativi sulla futura configurazione delle politiche europee più direttamente collegate allo sviluppo dei territori.

Il Fondo unico e i Piani nazionali e regionali

Una delle novità più rilevanti riguarda la proposta di istituire un Fondo unico collegato a un Piano di partenariato nazionale e regionale per ciascuno Stato membro.

Nel Fondo dovrebbero confluire risorse oggi riferite a politiche diverse, tra cui la coesione economica, sociale e territoriale, l’agricoltura e lo sviluppo rurale, la pesca e la politica marittima, la prosperità e la sicurezza.

La dotazione complessiva proposta è pari a 865 miliardi di euro a prezzi correnti.

La creazione del Fondo unico punta a semplificare la programmazione e a rendere più coordinato l’utilizzo delle risorse. Allo stesso tempo, però, apre una riflessione sul livello di governo al quale saranno assunte le principali decisioni.

Un rafforzamento della dimensione nazionale potrebbe infatti ridurre l’autonomia programmatoria delle Regioni e limitare la possibilità di costruire interventi realmente calibrati sulle caratteristiche economiche, sociali e territoriali delle diverse realtà locali.

Il tema riguarda direttamente anche i Comuni, che rappresentano il livello istituzionale più vicino ai cittadini e che, nella maggior parte dei casi, sono chiamati a trasformare le risorse europee in opere, servizi e interventi concreti.

Perché il negoziato interessa la Sardegna

Per la Sardegna, il confronto sul futuro bilancio europeo assume un’importanza particolare.

La politica di coesione ha rappresentato e continua a rappresentare uno strumento fondamentale per sostenere gli investimenti pubblici, ridurre i divari territoriali e rafforzare le opportunità di sviluppo economico e sociale.

Attraverso i fondi europei sono stati finanziati interventi nei settori delle infrastrutture, della competitività delle imprese, della transizione energetica, della digitalizzazione, dell’ambiente, della formazione, dell’occupazione, dell’inclusione sociale e dello sviluppo urbano e territoriale.

La condizione di insularità, la debolezza dei collegamenti, lo spopolamento delle aree interne, la frammentazione amministrativa e la presenza di numerosi Comuni di piccole dimensioni rendono indispensabile una programmazione capace di tenere conto delle specificità della Sardegna.

Una governance eccessivamente centralizzata rischierebbe di allontanare le decisioni dai territori e di rendere più difficile l’individuazione delle priorità effettive delle comunità locali.

Per questa ragione, la semplificazione delle procedure non dovrebbe tradursi in una riduzione della partecipazione delle Regioni e degli enti locali. Al contrario, il nuovo sistema dovrebbe rafforzare il principio della governance multilivello e garantire il coinvolgimento dei territori nella programmazione, nell’attuazione, nel monitoraggio e nella valutazione degli interventi.

Il futuro della politica di coesione

Uno dei principali nodi del negoziato riguarda proprio la politica di coesione.

Nel ciclo 2021-2027, la politica di coesione e la Politica agricola comune rappresentavano complessivamente circa due terzi del bilancio pluriennale europeo. Nella proposta per il periodo 2028-2034 il loro peso scenderebbe a circa la metà delle risorse complessive.

Tra le ipotesi in discussione figurano una maggiore integrazione tra i fondi, un collegamento più stretto con gli obiettivi strategici europei e un più forte coordinamento della programmazione a livello nazionale.

La Commissione intende inoltre rendere il bilancio maggiormente orientato ai risultati, introducendo condizionalità, traguardi intermedi e meccanismi di revisione.

La ricerca di una maggiore efficacia della spesa è condivisibile, ma dovrà essere accompagnata dalla tutela della dimensione territoriale della politica di coesione. Le differenze tra le regioni europee, infatti, non riguardano soltanto i livelli di reddito, ma anche l’accessibilità, la struttura demografica, la dotazione dei servizi, la capacità amministrativa e le condizioni geografiche.

Per la Sardegna sarà quindi fondamentale che il nuovo quadro europeo continui a riconoscere le condizioni di svantaggio derivanti dall’insularità e assicuri risorse adeguate per contrastare lo spopolamento, rafforzare i servizi essenziali e sostenere lo sviluppo delle aree interne.

Il ruolo dei Comuni e del CAL

La nuova programmazione europea non può essere considerata una materia riservata esclusivamente alle istituzioni comunitarie, agli Stati e alle Regioni.

I Comuni sono i soggetti che conoscono più direttamente i fabbisogni delle comunità e che realizzano una parte significativa degli investimenti finanziati con le risorse europee. Per questo devono essere coinvolti fin dalle prime fasi della programmazione e non soltanto al momento della pubblicazione dei bandi o dell’attuazione degli interventi.

In questo percorso il Consiglio delle Autonomie Locali può svolgere una funzione di raccordo tra la Regione e il sistema degli enti locali, raccogliendo le esigenze dei territori e contribuendo alla costruzione di una posizione condivisa sulle principali questioni aperte.

Accanto alla partecipazione istituzionale, sarà necessario rafforzare la capacità progettuale e amministrativa dei Comuni, con particolare attenzione agli enti di minori dimensioni. La disponibilità delle risorse, infatti, non è sufficiente se non è accompagnata da competenze, assistenza tecnica, programmazione anticipata e strutture in grado di trasformare le opportunità europee in progetti concretamente realizzabili.

Le prossime tappe

La proposta della Commissione costituisce l’avvio di un negoziato complesso. Il Quadro finanziario pluriennale dovrà essere approvato all’unanimità dal Consiglio dell’Unione europea, previa approvazione del Parlamento europeo.

Nel confronto istituzionale sta assumendo un peso crescente la richiesta di garantire una governance multilivello, con il coinvolgimento diretto delle Regioni e degli enti territoriali nella progettazione, nell’attuazione e nel monitoraggio delle politiche.

Il negoziato proseguirà con l’obiettivo di raggiungere un accordo politico in tempo utile per consentire agli Stati membri di predisporre i nuovi Piani nazionali e regionali e assicurare l’avvio della programmazione dal 1° gennaio 2028.

Per la Sardegna e per il sistema delle autonomie locali si apre quindi una fase decisiva. È questo il momento per approfondire i contenuti della proposta, individuare le priorità territoriali e costruire una posizione capace di rappresentare le esigenze dei Comuni.

Essere presenti fin dall’inizio del confronto significa contribuire a definire non soltanto la quantità delle risorse disponibili, ma anche le modalità attraverso le quali saranno programmate, assegnate e utilizzate nei territori.