Quale ruolo concreto per i Comuni nella definizione e soprattutto nell’attuazione del nuovo PEARS?
«I Comuni devono partecipare alle scelte quando queste sono ancora aperte. Possono portare alla definizione del Piano una conoscenza puntuale dei territori: i fabbisogni energetici, le aree già trasformate, le infrastrutture disponibili e le criticità ambientali e paesaggistiche. Come CAL chiediamo un confronto strutturato con la Regione, capace di tradurre questi contributi in scelte riconoscibili nel PEARS.
Il coinvolgimento deve proseguire nell’attuazione. I Comuni hanno bisogno di conoscere tempi, interventi e ricadute previste sul proprio territorio, di poter segnalare i problemi che emergono e di contribuire alla verifica dei risultati. Un Piano regionale funziona se chi amministra i territori può concorrere a realizzarlo.»
La transizione energetica comporta inevitabilmente un impatto sul territorio. Cosa dovrebbe fare la Regione per conciliare gli obiettivi energetici con le competenze dei Comuni, la pianificazione urbanistica e la tutela del paesaggio?
«La Regione deve dare un quadro di scelte chiaro e coerente. Occorre valutare insieme produzione di energia, reti, accumuli e consumo di suolo, tenendo conto dei piani urbanistici e dei valori paesaggistici. Il confronto con i Comuni deve avvenire prima che la localizzazione degli interventi sia di fatto definita.
Questo richiede criteri territoriali comprensibili, dati condivisi e una valutazione degli effetti cumulativi dei progetti. Dove possibile, va data priorità alle superfici già edificate o compromesse e agli interventi che migliorano l’efficienza energetica. Tutelare il paesaggio e raggiungere gli obiettivi energetici sono responsabilità che la programmazione regionale deve tenere insieme.»
Quale vantaggio concreto per i Comuni dalla transizione energetica?
«Il primo vantaggio deve essere una riduzione stabile dei costi energetici per gli edifici e i servizi pubblici: scuole, impianti sportivi, illuminazione, strutture comunali. Sono risorse che i Comuni potrebbero destinare ad altri bisogni delle comunità.
Ci sono poi le opportunità di produrre e condividere energia, sostenere famiglie e imprese e creare competenze e lavoro nei territori. Ma questi benefici non arrivano automaticamente con l’installazione degli impianti. Il PEARS deve indicare come misurarli e come fare in modo che anche le comunità interessate dagli interventi ne traggano un vantaggio effettivo.»
Molti piccoli Comuni non dispongono di uffici tecnici e competenze specialistiche sufficienti per affrontare procedure energetiche sempre più complesse. Gli enti locali si aspettano dalla Regione uno stanziamento di risorse? E a quali condizioni si può attuare il Piano?
«Sì. Se ai Comuni si chiede di contribuire all’attuazione del PEARS, occorre metterli nelle condizioni di farlo. Servono risorse dedicate all’assistenza tecnica, alla formazione del personale, alla raccolta dei dati e alla preparazione dei progetti, con particolare attenzione ai piccoli Comuni e alle gestioni associate.
Chiediamo soprattutto continuità. Come CAL immaginiamo la creazione di uno sportello tecnico a supporto dei comuni, delle procedure chiare e di poter dare un sostegno che accompagni gli enti dalla progettazione alla realizzazione. Il CAL può aiutare la Regione a individuare i bisogni degli enti locali e a verificare, nel tempo, se gli strumenti messi in campo funzionano.»

